La Circolare Ministeriale n. 1312 del 12 marzo 2026, nel trasmettere il Regolamento recante Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione, segna formalmente l’avvio della stagione delle nuove Indicazioni nazionali adottate con D.M. 9 dicembre 2025, n. 221.

La dichiarata intenzione della circolare è quella di accompagnare le istituzioni scolastiche nell’avvio del percorso di attuazione e, a tal fine, illustra le principali novità che rappresentano gli elementi sui quali dovrà modularsi la progettualità delle scuole.

Appare subito evidente come l’accento sia posto prioritariamente sulle finalità più o meno esplicite del testo delle Indicazioni. Tra queste emerge l’intento di ridisegnare l’identità della scuola, riaffermandone la centralità come istituzione culturale e civica e rafforzando la dimensione culturale attraverso il reinserimento delle conoscenze nel curricolo. Ciò comporta una ridefinizione dell’equilibrio tra conoscenze e competenze, con una rinnovata centralità del sapere disciplinare e una valorizzazione del ruolo dell’insegnante – inteso come magister – quale guida culturale ed educativa. In questa direzione, la circolare individua come novità particolarmente evidenti il rafforzamento della dimensione linguistica e culturale del curricolo.

Vengono richiamati il valore della grammatica e della sintassi, il ruolo della scrittura a mano e l’importanza del riassunto come esercizio cognitivo; a questi si affiancano il recupero della narrazione storica e l’introduzione del latino come strumento di educazione linguistica, nel tentativo di consolidare la consapevolezza linguistica degli studenti e il rapporto con le radici culturali europee.

Queste scelte delineano un’idea di scuola come luogo di forte trasmissione culturale, in cui si vuole che il sapere torni ad avere una posizione centrale. Tuttavia, come segnalato dalla CISL Scuola nelle occasioni di confronto avute in fase di elaborazione delle Indicazioni, senza un’adeguata riflessione e mediazione didattica, il rafforzamento dei saperi rischia di tradursi nel ritorno a una scuola prevalentemente centrata sulla trasmissione dei contenuti, piuttosto che sulla costruzione di apprendimenti significativi. Il rischio è quello di un possibile arretramento rispetto a orientamenti pedagogici che negli ultimi anni sembravano ormai ampiamente condivisi nel dibattito educativo.

Accanto a questo riposizionamento della dimensione tradizionale del sapere, la circolare evidenzia anche elementi di innovazione, in particolare nell’apertura al digitale e all’intelligenza artificiale. Per la prima volta l’informatica entra tra gli obiettivi di apprendimento fin dalla scuola primaria, con un approccio che supera la dimensione meramente strumentale per promuovere un uso critico e consapevole delle tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale. La scelta apre scenari interessanti per la didattica, ma solleva anche interrogativi significativi, in particolare in relazione alla formazione dei docenti e alle condizioni organizzative necessarie per rendere effettivo tale insegnamento.

Il documento ministeriale illustra poi la cronologia della progressiva entrata in vigore delle Indicazioni e si sofferma sugli adempimenti richiesti alle istituzioni scolastiche, dopo aver ribadito il valore dell’autonomia scolastica e il rispetto dei tempi e dei luoghi del suo esercizio.

Un aspetto merita particolare attenzione: il rapporto tra le nuove Indicazioni e il tema dell’inclusione scolastica. La circolare non affronta esplicitamente la questione della disabilità e dei bisogni educativi speciali e richiama solo marginalmente la dimensione interculturale. Le scelte culturali richiamate dal documento sollevano tuttavia questioni rilevanti in termini di inclusione. Il rafforzamento dei contenuti disciplinari e il recupero di alcune pratiche didattiche tradizionali – come il riassunto o la centralità della correttezza linguistica – potrebbero infatti tradursi, in presenza di fragilità, in ulteriori difficoltà di accesso agli apprendimenti. Il rischio è quello di una scuola che, nel tentativo di recuperare rigore culturale, finisca per riattivare meccanismi selettivi. Ancora una volta sarà la capacità progettuale e la mediazione didattica dei docenti a garantire che i saperi diventino strumenti di comprensione e non dispositivi di selezione.

La circolare attribuisce alle scuole, come spesso accade, un ruolo centrale – e una significativa responsabilità – nella delicata fase di prima attuazione delle Indicazioni, nonché nella gestione della fase transitoria tra vecchio e nuovo ordinamento. Alle istituzioni scolastiche viene richiesto di procedere alla rielaborazione del curricolo di istituto, all’adeguamento del PTOF e alla revisione dei criteri di valutazione.

Particolare attenzione è riservata alla fase di transizione, che comporta la necessità di riallineare contenuti e obiettivi tra i diversi anni di corso, evitando lacune o sovrapposizioni nei percorsi degli alunni. Si tratta di un passaggio complesso, che richiede di ricomporre differenze talvolta significative nella scansione dei contenuti tra le due versioni delle Indicazioni.

Alle scuole viene inoltre affidata la gestione dell’insegnamento del latino e l’attività di informazione alle famiglie, che dovrà essere assicurata su tutte le principali novità introdotte dalle Indicazioni nazionali 2025, al fine di “rendere le famiglie partecipi delle innovazioni inerenti al progetto formativo della scuola”. Non si può non osservare come gran parte del carico organizzativo e delle responsabilità ricada sulle istituzioni scolastiche. In questo senso l’autonomia scolastica si configura ancora una volta come una risorsa, ma anche come un possibile limite, richiedendo competenze progettuali diffuse e una forte capacità di coordinamento da parte dei collegi dei docenti.

La circolare ministeriale si chiude con l’annuncio dell’attivazione di misure di accompagnamento finalizzate ad approfondire le principali innovazioni introdotte. Nel frattempo, tuttavia, le scuole sono chiamate ad adottare strategie e soluzioni per garantire la conoscenza e la progressiva messa a sistema delle nuove Indicazioni nazionali.

Le nuove Indicazioni non rappresentano soltanto un aggiornamento del curricolo, ma sollecitano una riflessione più ampia sull’identità culturale e pedagogica della scuola di base. In questo senso, la necessità di informazione, formazione e accompagnamento appare oggi non più rinviabile. L’attuazione delle nuove Indicazioni dipenderà infatti in larga misura dalla capacità delle comunità professionali di interpretarle in modo equilibrato: la differenza, come spesso accade, non starà nella norma, ma nelle pratiche.

 

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07-01-2026