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Sulle “fasce di complessità” delle scuole un confronto difficile, evitare ogni forma di penalizzazione

In questi giorni leggiamo di molte osservazioni relativamente al confronto sulla nuova definizione delle fasce di complessità delle istituzioni scolastiche e non mancano strali rivolti contro i sindacati che per taluno sarebbero inerti e assenti, se non addirittura incapaci. Sembra sempre più diffusa la convinzione che “chi più strilla, più ha ragione”, nonostante si tratti molto spesso di un abbaiare alla luna.
Anche in questi giorni immancabilmente c’è chi, non addentro agli aspetti tecnici e con memoria corta, si diverte a diffondere discutibili affermazioni e giudizi, tentando di indebolire chi svolge ruoli di rappresentanza e quindi la stessa possibilità di difendere i diritti dei lavoratori. Non mancano poi informazioni non corrette e simulazioni date per certezze.
Premettendo che l’individuazione di criteri generali per la determinazione delle fasce è oggetto di confronto e non di contrattazione, negli incontri fin qui svolti abbiamo chiesto che i criteri per la loro definizione fossero ricavati da dati documentabili nel sistema informativo e che vi fosse un equo apprezzamento della complessità delle istituzioni scolastiche sia del primo che del secondo ciclo di istruzione.
Siamo in attesa delle decisioni del Ministero, visto che si tratta comunque di una competenza datoriale.
Occorre chiarire che la suddivisione della quota di scuole in prima, seconda e terza fascia da assumere a riferimento per la retribuzione di posizione è invece oggetto di contrattazione a livello nazionale. Al momento però non è stata avviata alcuna sessione contrattuale.
La nostra posizione è che nessun dirigente deve subire penalizzazioni per effetto della revisione dei criteri e che la disuguaglianza tra le Regioni nella retribuzione della posizione parte variabile deve essere colmata non guardando alla media delle retribuzioni ma alle posizioni più alte. Lo abbiamo dichiarato e sostenuto più volte, anche in occasione dell’ultima legge di bilancio.
Il Parlamento non ha voluto ascoltare e per motivi mai dichiarati ha provveduto a finanziare il FUN in modo insufficiente. Se non si porrà rimedio a questa situazione vergognosa, la Cisl Scuola avvierà tutte le iniziative sindacali necessarie chiamando i dirigenti scolastici a dare un forte sostegno nella vertenza che ha come primo obiettivo l’innalzamento dei livelli stipendiali e l’assoluta esclusione di riduzioni retributive.

Roma, 9 giugno 2022

Paola Serafin
segretaria nazionale CISL Scuola, responsabile per la dirigenza scolastica

 

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