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Dobbiamo ridare sostanza al Patto per la scuola. L'intervento di Ivana Barbacci al XIX Congresso CISL

Per riprendere un’espressione usata da Luigi Sbarra, siamo la “prima linea” di un’organizzazione responsabile, ci sentiamo e vogliamo essere costruttori e generatori di futuro. Noi accogliamo, integriamo, nella scuola, bambini e ragazzi. Noi siamo quelli che vogliono “esserci per cambiare”, come ci ha insegnato Tina Anselmi nella sua vita politica e prima ancora come educatrice, formatrice delle coscienze di tanti cittadini che ha fatto la storia del nostro Paese e della nostra organizzazione.
Vogliamo esserci per cambiare e siamo stati promotori e produttori di cambiamento anche con l’elezione delle nostre RSU. Duecento ventiduemila persone hanno scelto la CISL. Una grande soddisfazione, una spinta in più a esserci per fare ciò che è giusto, ciò che è necessario. Noi siamo anche quel sindacato che i contratti li vuole firmare per migliorare la vita delle persone. La segreteria confederale sa cosa ha voluto dire per noi condurre e concludere da soli la trattativa per il contratto sulla mobilità. A dicembre, mentre tutti urlavano alla luna, noi abbiamo scelto la concretezza, abbiamo firmato un contratto che ha consentito di ricongiungersi alla propria famiglia quindicimila persone, garantendo agli studenti la continuità. Ci sentiamo costruttori di alleanze. Però Giulio Pastore ci ha insegnato che un sindacato non rinuncia alla lotta, e quando è necessaria la CISL Scuola è in prima linea per lottare.
Il 30 maggio la CISL Scuola porta il personale della scuola allo sciopero, perché è necessario. Questa è un’occasione importante e io accolgo con grande responsabilità le parole di Mario Draghi che dice “dobbiamo saper convergere insieme”. Io ritengo che questa sia l’occasione, l’ultima occasione, per un grande patto sociale. Per farlo, dobbiamo ridare sostanza al patto per la scuola. Come ha detto Sbarra nella sua relazione, quel patto doveva animare la comunità educativa. E questo è il momento di rianimare qualcosa che è stato svilito. Il sistema è stato privato di una serie di opportunità, che vengono tolte non solo al personale, vengono tolte alle nuove generazioni.
Dobbiamo ripartire dai territori, dobbiamo ripartire dalle autonomie scolastiche, dobbiamo ascoltare quanti hanno interesse per le nuove generazioni. E questo lo si può fare contrattando, restituendo valore e dignità alle persone, dando risposte al precariato, valorizzando le professioni; dobbiamo gestire al meglio gli effetti tragici della denatalità. Ecco perché non possiamo sopportare che si torni a togliere, a tagliare risorse economiche e risorse umane.
La scuola per questo il 30 maggio è costretta a scioperare. Voglio dire al ministro Bianchi, apprezzando la sua presenza a questo congresso: la scuola “affettuosa” è credibile se c’è benessere e sicurezza, per gli studenti, per le famiglie e per il personale. Noi dobbiamo lavorare per questo, tornare a mettere al centro il sistema dell’istruzione e della formazione. Per troppo tempo siamo stati oggetto e soggetto di resilienza: oggi vogliamo essere oggetto e soggetto della ripresa. E per fare questo servono risorse umane e risorse economiche. Quindi, come ha detto poco fa il presidente del consiglio, dobbiamo saper convergere insieme. Lo possiamo fare negoziando, e per noi la contrattazione è vita.
Dopo il 30 maggio, vanno create le condizioni perché questo governo prenda per mano la scuola e porti il Paese verso il futuro. I nostri bambini e i nostri ragazzi, prima ancora che italiani saranno i nuovi europei: prendiamocene cura tutti insieme, adesso.

 

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